20 Dicembre 2006

La Qualità della vita a Castelnuovo.

E' di questi giorni l'annuale classificazione fatta dal “Sole 24 ore” per indicare le città dove si vive meglio. Quest'anno è risultata vincente la città di Siena seguita a ruota da Trieste, peraltro vincitrice dello scorso anno. Terzo e quarto posto vanno a Bolzano e Trento. In risalita Bologna che guadagna due posizioni e si assesta al quinto posto, mentre sono in discesa Milano e Roma, una che perde due posizioni, passando dal quarto al sesto posto, l'altra che perde quattro posizioni e scende al 19esimo posto. Le città del sud continuano ad avere la maglia nera di questa classifica.
E noi? Quì, a Castelnuovo, come verremmo classificati? Ve lo siete mai chiesto?
L'altro giorno ero con mia moglie al mercato, quello del Martedì, che si fà nello spiazzo a ridosso del Cimitero. Provo a parcheggiare l'auto, ma vedo subito che non è aria. Non c'è posto neanche per un motorino! Faccio scendere mia moglie e proseguo andando a parcheggiare più avanti, molto più avanti, fino alla cartoleria Monachesi. Facendo lo slalom fra le auto parcheggiate lungo la strada senza marciapiede(via Roma), torno a piedi al mercato per aiutare mia moglie a portare le buste della spesa. Arrivo proprio in contemporanea con una “task force” dei vigili (un caposquadra e due vigilesse rampanti, “tolleranza zero”), che subito si dispongono a fare una raffica di multe. Riuscite ad immaginare lo spirito di chi è venuto al mercato per risparmiare un po' e poi si ritrova a dover pagare una bella multa salata? E questo non per colpa sua ma, piuttosto, di chi ha posizionato il mercato in un'area inadeguata, sia per gli spazi offerti ai venditori, sia per l'impossibilità di parcheggiare le auto. Molte volte ho rinunciato a fare la spesa in questo mercato per queste difficoltà e con me, per quanto ne so, molti altri.
Gli amministratori di Castelnuovo continuano a non capire, che la dislocazione urbanistica di questo paese obliga all'uso dell'auto, pertanto dove ci sono servizi pubblici e privati vanno, altresì, previste aree di parcheggio, in misura adeguata.
Recentemente, i Servizi Demografici del Comune sono stati sistemati sulla Flaminia, negli ex uffici del Giudice di Pace. Conoscendo l'intasamento giornaliero di quella zona, qualcuno si è chiesto dove andranno a parcheggiare l'auto, quei cittadini, che avranno bisogno di chiedere un certificato o una nuova carta d'identità? Certo che no? Gli amministratori, anche quì, si limiteranno a inviare una “task force” di vigili e vigilesse!.....e il cittadino?....si arrangi!


18 Dicembre 2006

Mi ci è caduto l'occhio!
Questa che vediamo nella foto è la scarpata creata a seguito della costruzione del raccordo, che collega la Flaminia con la strada che porta a Montecalcara.
Poco dopo la sua costruzione, avvenuta circa due anni fà, la scarpata franò andando a coprire pressocchè totalmente il viottolo pedonale sottostante.
Com'è possibile che il Comune non si sia accorto, finora, di quanto è successo?
Perchè non c'è stato nessun intervento?
I lavori, che immagino siano stati appaltati ad un'impresa di costruzioni,
non sono coperti da garanzia?
Sono stati contestati all'impresa di costruzioni responsabile? o stiamo aspettando che scadano i termini di garanzia?
Non mi sembra un esempio di buona amministrazione.......o no?

17 Dicembre 2006
PER UNA NUOVA SCUOLA A CASTELNUOVO!

Nel Consiglio comunale del 30 Novembre scorso, fra l'altro, si è parlato di assestamento di bilancio. L'opposizione ha ironizzato sulla cancellazione dal bilancio, delle poste relative ad opere pubbliche(quali il Polo Scolastico, il Teatro d'Area, il nuovo Campo di Calcio, ecc.), che questa Amministrazione da anni inserisce nei bilanci previsionali, senza peraltro mai realizzare. L'assessore alle politiche culturali, Romolo Bali, intervenendo relativamente al Polo Scolastico e sull'importo di 15 milioni di euro previsto per la sua costruzione, si è lanciato nella difesa di tale progetto dichiarandolo perfettamente in linea con le esigenze di una moderna scuola, visto che gli edifici esistenti non permettono ulteriori espansioni per adeguare le strutture all'aumentata popolazione scolastica e alle aumentate esigenze della moderna didattica.
L'intervento dell'assessore Bali mi è sembrato tipico della impostazione dialettica di certi politici, che mettendo in bocca agli avversari un'affermazione, che non è mai stata fatta nè pensata, su questa affermazione imbastiscono una bella polemica. Ovviamente un cittadino che ascolta e non ha completezza di informazione non può non essere d'accordo con le tesi del polemista e pensa, a quel punto, che i suoi avversari siano fuori di testa. Questo approccio, oltre ad essere, a mio giudizio, eticamente censurabile, non dà al cittadino la possibilità di crearsi un'opinione corretta sulle problematiche che lo riguardano. Deve essere chiaro che nessuno nega l'esigenza per Castelnuovo di una nuova scuola, invece molti contestano la soluzione, che questa Amministrazione vuole imporre ai cittadini. La decisione di dove collocare un'opera pubblica di così grande rilevanza sociale com'é una scuola materna, elementare e media, non può essere presa da un limitato gruppo di persone in base a discutibili e peraltro ignoti criteri, senza coinvolgere i cittadini. L'assessore Bali, anche in quest'occasione, ha tenuto a ribadire di avere avuto l'assenso della Dirigenza scolastica. A suo tempo il Dirigente scolastico chiarì allo scrivente che c'era stato un suo coinvolgimento solo riguardo la definizione delle esigenze didattiche, certamente non avrebbe avuto titolo per dare pareri sulla scelta della collocazione degli edifici scolastici, la cui responsabilità fa capo strettamente all' Amministrazione e alla comunità cittadina. Bali continua nella tecnica dei fumogeni per evitare di discutere sul solo problema che molti cittadini vogliono discutere: è giusto o non è giusto accentrare tutte le scuole, materne, elementari e medie in un solo polo posto sulla via Montefiore, ad una distanza intermedia tra la Flaminia e la Tiberina, in piena campagna e distante da ogni centro abitato? L'alternativa sostenuta da molti è di continuare ad avere due centri scolastici, uno collocato in località Vigna Grande,( nei pressi del cosiddetto “Pallone”, dove si vuole costruire il nuovo campo sportivo, che invece andrebbe benissimo, a mio parere, collocato nell'area prevista per la scuola ) l'altro in area da definire, baricentrica fra Pontestorto, Colle del Fagiano, Colle Verde.
La logica è quella di avere gli edifici scolastici il più vicino possibile ai potenziali utenti, abbattendo in tal modo l'esigenza di trasporto motorizzato degli studenti. La costruzione di una nuova scuola rappresenta, come abbiamo visto, un impegno economico rilevante(15 milioni di euro!), quindi non sono ammessi errori. Una decisione sbagliata sarebbe difficilmente rimediabile. Siamo ancora in tempo a discuterne! Mettiamo da parte i puntigli di parte e organizziamo una conferenza sul tema, allargata ad esperti e cittadini!
Cominciamo a mettere in pratica lo spirito della Carta di Aalborg, a cui il nostro Comune ha aderito!
Alla fine qualunque sia la decisione a cui si perverrà, sarà comunque una decisione presa a ragion veduta e largamente condivisa.
Dicembre 2006

Agenda 21 ?....ma mi faccia il piacere!

Il 16 Giugno 2005, tre signore, Rita Bongarzone, Agata Venturini e Tecla Palmili, si presentarono all'ufficio protocollo del Comune di Castelnuovo e depositarono una petizione firmata da 130 residenti dei centri di Montelungo e Montecalcara.
La raccolta delle firme per la petizione era stata fatta dalle stesse signore, attraverso un lodevole e faticoso porta a porta.
La petizione chiedeva al Sindaco Massimo Lucchese di farsi parte attiva per la sistemazione urbanistica di Montelungo e Montecalcara al fine di migliorare la sicurezza e la qualità della vita dei residenti.
In particolare si richiedeva:
1.
L'allargamento della carreggiata della Flaminia in corrispondenza dell'accesso a Montelungo-Monte Calcara;
(per permettere la creazione di corsie di scorrimento ed eliminare la situazione di rischio tamponamento oggi esistente, per chi dalla Flaminia volta in direzione Montelungo-Montecalcara, e per chi, al contrario provenendo da detta zona si deve immettere sulla Flaminia : molti incidenti si sono già verificati, ultimamente coinvolgendo anche un autobus di linea)
2. Creazione di un parcheggio di scambio e di una passerella pedonale per l'accesso alla stazione di Riano per i residenti della zona;
(oggi le auto sono parcheggiate lungo via Montelungo o via Giammarile e la stazione viene raggiunta entrando nella sede ferroviaria e camminando lungo le rotaie, fra l'altro infrangendo la legge!)
3. Spazio ricreativo con giardino e campo di calcetto per i ragazzi.
(oggi i ragazzi non hanno alcuno spazio ricreativo e si ritrovano a giocare per strada suscitando le ire di alcuni abitanti, più volte invitati a prendersela con il Sindaco e non con i ragazzi!)
Il successivo 20 Giugno 2005, dalle stesse signore fu richiesto e ottenuto un incontro con il Sindaco. Nell'incontro al quale partecipò anche l'assessore al bilancio Risoluti, le signore illustrarono l'importanza di realizzare quanto veniva richiesto nella petizione. Tutti concordarono che i primi due punti richiedevano il coordinamento con altri Enti ma si concordò, altresì, sulla necessità che da parte del Comune di Castelnuovo si attivassero sollecitamente le iniziative necessarie.
L'assessore Risoluti essendo proprietario del terreno interessato dal richiesto allargamento della Flaminia, dichiarava, generosamente, di essere pronto ad un cessione gratuita se questo poteva accelerarne la realizzazione.
Per il parcheggio di scambio e la passerella pedonale, nel corso del colloquio vennero individuate persino le possibili collocazioni.
Per quanto riguarda il campo di calcetto con giardino, l'area identificata, già con destinazione a verde pubblico, era solo da ripulire dai rovi, sistemare ed attrezzare.
"Consideratelo già fatto", affermò il Sindaco.
Per il resto entro il 2006, tranquille, contiamo di sistemare tutto!
Oggi siamo alla fine del 2006 e da quel Giugno 2005 è passato oltre un anno. Non è accaduto nulla. Nè il Sindaco ha ritenuto suo dovere morale farsi vivo con le summenzionate signore e indirettamente con i 130 firmatari della petizione, per informarli, eventualmente, sullo stato delle cose.
Questo Sindaco è lo stesso capo della Giunta, che ci vuol far credere di voler adottare l'Agenda21 locale a Castelnuovo di Porto?
Ma chi vogliono prendere in giro?

AGENDA 21 a Castelnuovo !
Una politica di Sviluppo Sostenibile condivisa con i cittadini o.... l'ennesima presa in giro da parte di Lucchese & C. ?

Di Agenda 21, a Castelnuovo, si cominciò a parlare nel 2002, quando per opera dello scrivente, quale responsabile del gruppo locale dell'associazione ambientalista “Fare Verde”, fu redatto ed affisso un manifesto in cui si sollecitava l'Amministrazione comunale ad aderire alla Carta di Aalborg e coinvolgere i cittadini in un progetto di largo respiro per uno sviluppo sostenibile, condiviso, del paese.
Nello stesso anno, il 25 Maggio, promossa dal gruppo locale di Fare Verde e da Legambiente Castelnuovo, fu organizzata una tavola rotonda sul tema “Una politica ambientale per Castelnuovo: dalla denuncia delle emergenze ambientali alla pianificazione di uno sviluppo sostenibile condiviso”, nel corso della quale l'allora presidente nazionale di Fare Verde, il compianto Paolo Colli, parlò della vera e propria rivoluzione culturale rappresentata dal processo di Agenda 21 che, dove attuato seriamente, cambiava radicalmente il rapporto fra i cittadini e l'amministrazione comunale.
Il messaggio cadde, però, su una platea impreparata e su una classe di amministratori che, oltre ad essere disinformata, era poco incline a rinunciare ad una gestione “riservata” della cosa pubblica e, quindi, ad un pezzo di potere. La stessa stampa locale non colse l' importanza della proposta e non dette ad essa particolare risalto.
Nelle ultime elezioni amministrative, nonostante il gran parlare di ambiente e sviluppo sostenibile che si faceva un pò in tutti i programmi elettorali, solo una lista inserì l'attuazione del processo di Agenda 21 locale, come proprio punto qualificante di programma: Alleanza per Castelnuovo.
Fu, quindi, con sorpresa e compiacimento che l'11 marzo 2005, invitato quale rappresentante di Fare Verde alla riunione della Commissione LL.PP. e Ambiente, ascoltai l'assessore Baldelli che comunicava ai presenti, in anteprima, l'imminente convocazione della Giunta per approvare l'adesione del Comune di Castelnuovo alla Carta di Aalborg, quale presupposto per l'attivazione di un processo di Agenda 21 locale e la partecipazione, insieme al Comune di Riano, al Bando della Provincia di Roma, per la concessione del finanziamento relativo.
Mi sarei aspettato che l'Amministrazione avesse cominciato a fare un pò di informazione per sensibilizzare i cittadini sui contenuti e sui valori della Carta di Aalborg e sui nuovi concetti di “governance” ed in particolare sull'attenzione da rivolgere al diritto dei cittadini di partecipare attivamente alle politiche e alle decisioni locali. Nulla di tutto questo è stato fatto.
In un'intervista su “il Nuovo” l'assessore Baldelli fà, però, un'asserzione importante: “L'obiettivo prioritario (di Agenda 21 locale a Castelnuovo) è quello di avviare un reale processo di partecipazione diretta dei cittadini alla vita politica della comunità.” Ne prendo atto!
Attivare e poi attuare un processo di Agenda 21 locale è un'operazione difficile e complessa. Prendere coscienza di questo è gia un passo importante per avere qualche possibilità di successo. L'altro passo è ottenere il massimo coinvolgimento dei cittadini. Dare una grande risonanza alla decisione di aderire alla Carta di Aalborg con manifesti e conferenze per spiegarne i contenuti ed i valori, sarebbe stato un approccio adeguato e corretto. Non è stato nè adeguato nè corretto, data l'importanza anche simbolica dell'avvenimento, farlo approvare dalla sola Giunta, senza coinvolgere l'intero Consiglio comunale!
Sarebbe stato, altresì, corretto e in sintonia con lo spirito di Agenda 21, se il progetto presentato per partecipare al Bando della Provincia di Roma, fosse stato discusso e condiviso da tutti i consiglieri, di maggioranza e di minoranza. E già, perchè non coinvolgere in questo progetto anche l'Opposizione, nei cui banchi siedono, fra gli altri, i rappresentanti di quella lista che, sola, aveva inserito Agenda 21 nel suo programma elettorale?
Questi sono segnali, in negativo, che denunciano, purtroppo, una certa dose di arroganza e immaturità culturale, che mal si conciliano con i principi della Carta di Aalborg e l'avvio di un corretto processo di Agenda 21.
Il 3 Aprile 2006 è stato comunicato che i comuni associati di Castelnuovo e Riano sono rientrati nella graduatoria per l'assegnazione del finanziamento della Provincia di Roma per l'attivazione di un processo di Agenda 21 locale. L'ammontare del finanziamento per i due comuni è di € 42643,00.
Il finanziamento concesso, secondo le norme del Bando, non può superare il 70% dell'intero costo del progetto, pertanto è presumibile che questo, in totale (per Castelnuovo e Riano), ammonti a non meno di € 60000,00.
Non ci risulta che la quota parte di Castelnuovo (almeno € 10000,00) sia stata messa in bilancio, per lo meno non lo è stata con questa precisa destinazione. Non sarebbe stato utile parlarne in Consiglio comunale e decidere, insieme all'Opposizione, quanto destinare a questo importante progetto?
Ora ci sono i soldi e presto (entro 60 gg. dalla comunicazione del finanziamento e quindi entro il 3 Giugno ndr.) il Comune dovrà segnalare, formalmente, alla Provincia di Roma le attività che intende intraprendere per l'attuazione del progetto e la data di inizio delle stesse, che dovranno essere completate, tassativamente, entro 18 mesi, pena la restituzione del finanziamento.
Non sappiamo quali siano le attività a cui gli attuali amministratori stanno pensando, ricordiamo loro, però, quanto era indicato nel programma elettorale di “Alleanza per Castelnuovo”:
attivazione di un Forum civico, costituito da istituzioni, soggetti economici, associazioni ambientaliste, culturali, sindacali ecc., con lo scopo di orientare il processo di Agenda 21 e monitorarne l'applicazione;
elaborazione da parte di esperti di un “Rapporto sullo Stato dell'Ambiente”, che diventerà base della discussione da parte del Forum per la redazione del Piano di Azione Ambientale;
definizione di Obiettivi, concreti e quantificabili, e formulazione di un ordine di priorità. Obiettivi e Priorità si devono tradurre in programmi e scadenze temporali;
definizione del “Piano di Azione Ambientale” cioè dell'insieme dei programmi ed delle attività concrete da attuare in un determinato periodo, insieme con l'indicazione dei responsabili e delle risorse finanziarie;
monitoraggio, valutazione e aggiornamento del Piano d'Azione: sono le procedure di controllo per verificare l'esito dell attività ed i loro risultati, nonchè gli eventuali interventi di miglioramento
L' APAT (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i servizi Tecnici) ha pubblicato un manuale per aiutare chi è impegnato in un processo di Agenda 21 locale. In questo manuale, scaricabile facilmente dal sito web dell'Agenzia stessa, sono raccolte le indicazioni che l'esperienza fatta da centinaia di enti locali, in Italia, in Europa e in America, ha consentito di delineare per attivare con successo un processo di Agenda 21 locale.
Fra l'altro, a proposito del che fare nei progetti di attivazione, si fanno le seguenti raccomandazioni, che mi permetto ricordare ai nostri amministratori:
Agenda 21 non deve diventare il giocherello dell'assessore all'ambiente, ma nel processo deve essere coinvolta l'intera giunta, perchè lo sviluppo sostenibile ha risvolti non solo ambientali ma anche sociali ed economici. Il manuale suggerisce che sia il Sindaco in prima persona a coordinare le attività di Agenda 21;
Buona parte dei fondi assegnati per l'attivazione, oltre che per la necessaria informazione e sensibilizzazione dei cittadini, dovrebbe essere rivolta a creare attraverso l'impiego di consulenti esterni, le conoscenze tecniche interne all'Amministrazione (intesa come insieme di funzionari e tecnici) che consentirà negli anni a venire, di sviluppare il processo di Agenda 21 , autonomamente, senza sostenere più i costi di specialisti, inteso che il processo di Agenda 21 è un processo lungo, pluriennale che sopravviverà, auspicabilmente, a più Amministrazioni;
Nella delicata fase di definizione dei partecipanti al Forum, il coinvolgimento dei cittadini singoli o portatori di interessi e delle associazioni, deve essere il più largo possibile.
Castelnuovo di Porto, 1 settembre 2006
Chi ha paura delle nostre tradizioni?
(Natale 2004)

In occasione della visita pastorale voluta dal nostro Vescovo, per sottolineare i, sempre più trascurati, contenuti spirituali e culturali della ricorrenza di Natale, è stato previsto anche un incontro con gli alunni della scuola elementare e della scuola media di Castelnuovo di Porto.
La decisione non è stata gradita da parte di alcune insegnanti, contrarie alla visita del prelato, che hanno sollevato un problema di laicità dello Stato e della scuola di Stato, oltre alla necessità di non offendere il sentimento religioso di alunni di altre confessioni.
Il Consiglio dei docenti, richiesto di esaminare il problema, si è spaccato in due fra favorevoli e contrari all'autorizzazione da dare al Vescovo. Infine il Consiglio d'Istituto ha suggerito al Dirigente scolastico di vietare l'accesso alla scuola del Vescovo, paventando possibili denunce per interruzione della didattica da parte di genitori di alunni di religione diversa dalla cattolica.
A seguito di un intervento di monsignor Perla presso il Dirigente scolastico si è giunti ad una soluzione di compromesso, che è stata quella di limitare l'incontro con il Vescovo a due sole classi, una della scuola elementare, l'altra della scuola media, entrambe caratterizzate dal fatto che, al loro interno, tutti gli alunni seguivano l'ora di religione.
Questi i fatti. Ora permettetemi di fare alcune pacate considerazioni.
Nella scuola elementare e media di Castelnuovo la stragrande maggioranza (95%) degli alunni segue le lezioni di religione. L'aver permesso solo ad alcuni di questi l'incontro con la propria guida spirituale, qual' è il Vescovo per i cattolici, è stata una ingiustificata ed inammissibile discriminazione.
Come avviene con le lezioni di religione dove chi è esentato si sposta temporaneamente in un'altra aula, così in questo caso sarebbe stato sufficiente radunare quella decina di ragazzi atei o di altra religione in un aula e organizzare per loro un'ora con l'assistenza di qualche docente (non sarebbe stato difficile, visto l'ambiente, trovare un volontario non interessato all'incontro con il Vescovo!).
Per quanto riguarda l'ipotesi (o minaccia?) prospettata al Dirigente scolastico nel caso avesse permesso l'ingresso a scuola del Vescovo, di una possibile denuncia per interruzione didattica, da parte di un genitore di questi ragazzi, mi sembra del tutto risibile, perché vedo ben altri motivi di denuncia ,per interruzione didattica, che i genitori dovrebbero fare alla scuola. Per esempio ci siamo mai chiesti quanto è giusto fare le gite a pagamento o i campi scuola, dove non partecipa la totalità della classe? E la non partecipazione è dovuta il più delle volte alla difficoltà da parte dei genitori di pagare la quota richiesta.
E, rimanendo in tema se, giustamente, sono ritenute importanti certe esperienze da far fare ai ragazzi, come gite, campi scuola, partecipazione a recite teatrali e via dicendo, non vedo perché, allo stesso modo, l'intervento di un personaggio autorevole, esponente di una cultura religiosa su cui si basa la nostra civiltà, non debba essere visto positivamente, anche da un punto di vista didattico, come momento di stimolante riflessione per gli alunni.
Per quanto mi riguarda non avrei nulla da ridire se in occasione del Ramadan (la principale ricorrenza islamica) un Imam venisse ad illustrare agli alunni(anche quelli cristiani!)il significato di quella celebrazione.
Ma la verità è che dietro a tutte queste polemiche non ci sono genitori atei o di altre religioni preoccupati delle menti dei propri figli.....no! ci sono solo, forse, speculazioni ideologiche di alcuni insegnanti e di una buona parte del Consiglio d'Istituto. Per lo meno questo è quanto ci sembra percepire dall'esterno. D'altra parte, occorre dirlo, se oggi la maggioranza dei genitori non si sente rappresentata da questo organo collegiale lo deve al fatto di essere stata, colpevolmente, latitante al tempo delle elezioni dello stesso.
Ora, questi personaggi strumentalizzano la presenza di pochi alunni di altre religioni per sferrare, con la scusa della difesa del laicismo della scuola di Stato e la necessità di non offendere i sentimenti dei non cristiani, un attacco ingiustificato alle nostre tradizioni spirituali e culturali.
Non dobbiamo permetterlo!
Stato laico non vuol dire Stato ateo! La nostra Costituzione dice che non c'è una religione di Stato ma che tutte le religioni devono essere ugualmente riconosciute e rispettate.
Pertanto non si tratta di estromettere dalla scuola di Stato le tradizioni cristiane ma, piuttosto, di accogliere e far conoscere altre tradizioni culturali e religiose.
Solo chi ha grande rispetto per le proprie tradizioni può capire e rispettare quelle altrui.
Quest'anno si è interrotta, nella scuola elementare, la tradizione del Presepio fatto dai bambini, e la recita di Natale sarà incentrata sul racconto di Pinocchio. Anche queste decisioni sono state prese dalle insegnanti con la motivazione di non offendere il sentimento di alcuni alunni di fede islamica. Motivazione respinta dagli stessi islamici, che hanno in più occasioni affermato che, Maria e Gesù sono venerati anche nel Corano e che se c'è un momento di comunione fra le due religioni questo è dato proprio dal Presepio, con il suo messaggio universale di pace.
Gli islamici hanno già capito che non possono aspettarsi la difesa dei loro sentimenti religiosi e delle loro tradizioni culturali da chi non ha rispetto per le proprie.
Per finire, un episodio analogo a quanto accaduto a Castelnuovo, si è verificato a Riano. Anche lì il Dirigente scolastico aveva vietato l'accesso alla scuola del Vescovo, ma una sentita e generalizzata protesta dei genitori lo ha costretto a rivedere la decisione consentendo, alla fine, l'incontro del prelato con gli alunni.
A Castelnuovo, purtroppo, è mancata la protesta generalizzata dei genitori e questo è un altro episodio da ascrivere alla sempre maggiore abulìa con cui i cittadini di questo paese affrontano le problematiche cittadine.
Molti giustificano la loro riottosità ad essere coinvolti con la volontà di non essere “etichettati” politicamente.
Costoro continuano a non capire che chi non ha il coraggio delle proprie idee, si ritrova a dover subire quelle degli altri.
I bluff di Lucchese
(elezioni amministrative giugno 2004)

Con un’improvvisa solerzia nell’asfaltare strade, costruire fontane, inaugurare acquedotti(peraltro iniziati da altre amministrazioni), Lucchese cerca, ancora una volta, di prendere in giro i cittadini e far dimenticare cinque anni negativi per Castelnuovo e positivi solo per la speculazione edilizia.

Siamo in campagna elettorale, è il momento dei programmi e delle facili promesse, che poi resteranno sulla carta.
Ho trovato in un cassetto il programma amministrativo presentato da Lucchese nelle elezioni comunali del 1999, dallo stesso vinte per mancanza di concorrenti, eliminati per “vizi di forma” all’atto della presentazione delle liste.
In tempi in cui sono di moda i contratti con gli elettori, mi è sembrato giusto andare a vedere se il dr. Lucchese avesse onorato il suo.
Vediamo alcuni punti del programma, cosa promettevano e cosa in realtà è stato realizzato.
Scuola
Per la scuola si prometteva di costruirne una nuova nell’area del campo sportivo, su due piani: al piano terra avrebbe trovato posto la scuola materna, al primo piano la scuola elementare. La scuola media, infine, avrebbe trovato posto nella vecchia sede della scuola elementare
Nulla è stato fatto di tutto questo, in compenso il campo sportivo è stato eliminato e, per una parte, è stato utilizzato per collocarvi una serie di containers per ospitare gli uffici comunali.
Per la scuola invece ora, a fine mandato, si parla di un polo scolastico che dovrebbe raccogliere in una unica sede le scuole materne ed elementari del centro urbano e di Ponte Storto insieme alla scuola media, localizzato a ridosso del monte Tufello, lungo la strada Montefiore, non molto lontano dalla Tiberina. Sembra che sia stata fatta una convenzione per acquisire i 22 ettari necessari concedendo in cambio al proprietario del terreno il permesso di edificare altri 8 ettari di terreno agricolo confinante, ed infine è stato commissionato un progetto di massima della struttura, presentato recentemente, con grande enfasi, sull’inserto comunale de “Il Nuovo”. Senza entrare nel merito della decisione, che comunque ci vede fermamente contrari, e ne spieghiamo le ragioni in altro articolo di questo giornale, ci sembrerebbe doveroso, da parte di una amministrazione che si è presentata con un progetto alle elezioni, e su quel progetto verosimilmente ha trovato l’adesione dei cittadini, motivare un ripensamento di così grande portata e coinvolgere la cittadinanza nel processo decisionale, tenuto conto dell’importanza che un progetto del genere riveste da un punto di vista sociale, urbanistico, oltrechè finanziario.
Ma nulla di tutto questo è avvenuto: come in altre occasioni (p.es. il cosiddetto Teatro d’Area) la cittadinanza è stata informata a decisioni prese.
Piano regolatore
“La variante al Piano Regolatore Generale proposta dall’Amministrazione uscente non è stata adottata dal Consiglio Comunale.
Le ragioni sono molteplici: la rapidità – e dunque la superficialità – con la quale si è preteso concludere l’atto sicuramente piu’ importante di un Comune, quello che ne condiziona strutturalmente l’evoluzione e lo sviluppo; la sua formulazione nell’imminenza delle elezioni e senza una verifica ampia, diffusa e approfondita delle esigenze di tutti i cittadini; l’assenza di coerenti linee progettuali di trasformazione del territorio in grado di conciliare vivibilità e qualità della vita e promozione dello sviluppo economico locale;………l’aggiunta all’ultimo momento di aree da destinarsi ad insediamenti produttivi prive di alcuna giustificazione o verifica.”
Quello che ho appena trascritto tra virgolette, non è il mio commento alla variante presentata da Lucchese, è il commento polemico che nel programma amministrativo, dell’allora Lista Civica la Margherita, veniva fatto sulla variante presentata e non approvata, a fine mandato, dalla giunta Paradisi.
Non si può che constatare che Lucchese si è comportato esattamente come la Paradisi, che a suo tempo aveva criticato.
Ambiente
L’obiettivo fissato era di far effettuare un’indagine sullo Stato dell’Ambiente del territorio di Castelnuovo, al fine di disporre di un quadro coerente sul quale intervenire.
Fra le cose da fare, inoltre, vi era quella di definire le priorità delle iniziative da intraprendere al fine di conciliare tutela ambientale e sviluppo equilibrato del territorio, oltrechè la sperimentazione delle modalità più avanzate di raccolta differenziata dei rifiuti anche in vista della creazione di nuovi posti di lavoro.Di tutto questo non è stato fatto proprio niente !
Di più, a proposito di raccolta differenziata, questa nel nostro comune, raggiunge un misero 2% del totale dei rifiuti, contro il 35% fissato dalla legge Ronchi.
Sviluppo economico e occupazione
Fra le cose da fare era evidenziata la individuazione di un’area ecologicamente attrezzata da destinarsi ad insediamenti produttivi.
Da quanto inserito nella variante al Piano Regolatore presentata e approvata dal Consiglio Comunale a fine mandato e a ridosso delle elezioni, è chiaro che Lucchese continua a puntare a creare una zona industriale nell’area dove è gia presente il Centro Polifunzionale della Protezione Civile, tenendo in non cale i risultati del Piano Stralcio di Bacino del Tevere (PS1), in cui viene indicata come area di esondazione del Tevere e pertanto assoggettata a vincolo speciale, che fa divieto di “qualunque attività di trasformazione dello stato dei luoghi(morfologica, infrastrutturale, edilizia)”.
L’area di esondazione è l’area destinata a inondarsi in caso di piena del Tevere, limitando il livello della piena stessa, evitando in tal modo maggiori danni a valle, in questo caso a Roma.
La tragedia del Vajont è già stata dimenticata e continuano ad esistere personaggi
che ritengono che le risultanze di studi fatti da esperti siano solo carta straccia.
Cerchiamo di fermarli subito! Dopo, a tragedia avvenuta, ci sarà posto solo per inutili recriminazioni e per qualche film.
Mega polo scolastico: un attacco alla qualità di vita dei bambini e all’ambiente
Una proposta alternativa: due nuovi centri scolastici in località Vigna Grande e a Ponte Storto, in linea con i canoni dello sviluppo sostenibile.

L’edilizia scolastica di Castelnuovo di Porto, oggi, è costituita da edifici situati sia nel centro urbano sia nella frazione di Pontestorto.
Nel Centro urbano abbiamo l’edificio di tre piani risalente ai primi anni venti situato, in via Roma 5, che accoglie la scuola materna statale, comunale e la scuola elementare; l’edificio di due piani situato in via A. De Gasperi, che accoglie la scuola media.
Nella frazione di Pontestorto abbiamo un edificio basso su un piano in località “Le Terrazze”, che accoglie la scuola materna statale; un edificio basso su un piano in località “S. Lucia”, che accoglie la scuola elementare.
La popolazione scolastica totale è di 860 alunni (a.s. 2003/2004), di cui circa il 30% residente a Pontestorto e zone viciniori. Di questi circa 250 sono delle scuole materne (statale e comunale), circa 350 sono delle elementari, il resto (260 circa) sono delle medie.
Le attuali strutture, già ora, non sono adeguate all’attuale popolazione scolastica. Negli ultimi 4 anni, infatti, si è registrato un aumento degli alunni di circa il 10% l’anno, ed è prevedibile che il trend di crescita duri anche nei prossimi anni.
Gli edifici di via Roma e di via De Gasperi, hanno già esaurito le possibilità di ampliamento, rimanendo insufficienti oltre che per le aule didattiche anche per quanto riguarda, palestre, laboratori e spazi di socializzazione interni ed esterni. Inoltre i noti problemi di traffico e di parcheggio che attanagliano Castelnuovo, suggeriscono di portare le scuole al di fuori del centro urbano.
La proposta deliberata dal Consiglio comunale di edificare un polo scolastico sulla strada provinciale Montefiore a metà strada fra il centro storico e Pontestorto, in cui verrebbero accorpati i cinque plessi scolastici odierni può sembrare, a prima vista, la soluzione ottimale, in termini di ottimizzazione dei servizi e di funzionalità delle strutture didattiche e direzionali.
Un’analisi più approfondita del territorio interessato, della disseminazione degli insediamenti abitativi, localizzati lontano dal centro storico (si pensi a Montelungo, Monte Cardeto, Monte Calcara, Monte Pozzolana, Monte delle Rose ecc.), rende subito evidente la necessità per un gran numero di bambini di lunghe percorrenze sugli scuolabus, che già oggi sono di oltre 30 minuti e diventerebbero di gran lunga superiori (oggi un bambino delle medie che esce da scuola alle 13:55, arriva a casa, a Montelungo, alle 14:30, lo stesso bambino, al mattino, aveva preso lo scuolabus alle 7:30 per arrivare a scuola alle 8:00).
Non è difficile immaginare quanto tempo in più occorrerà per percorrere ulteriori cinque chilometri su una strada pericolosa, perché stretta e piena di curve, com’è la “Montefiore”, dove il traffico è destinato, nel prossimo futuro, ad aumentare, specialmente nelle ore di prima mattina, sia per il prevedibile flusso verso o dall’autostrada a seguito dell’apertura del nuovo casello, sia per il flusso di auto verso il tribunale, che quest’ Amministrazione ha insensatamente e senza nessuna preventiva valutazione d’impatto ambientale, insediato nel centro urbano. Infatti è risaputo che il bacino di utenza più importante per questo tribunale è rappresentato da Monterotondo, e quindi doveva trovare la sua naturale collocazione nei pressi della “Tiberina”.
Le scuole materne, elementari e medie sono, nella tradizione e normativa urbanistica, collocate il più vicino possibile agli insediamenti abitativi a cui si rivolgono, per evitare lunghe percorrenze e consentire, dove possibile, il raggiungimento della scuola a piedi da parte dei bambini.
Oggi solo 355 alunni su 860 usufruisce del trasporto scolastico, gli altri parte raggiungono la scuola con auto private, altri ancora hanno la fortuna di abitare vicino e raggiungono la scuola a piedi. Che succederà con la scuola in aperta campagna lontana da tutti i centri residenziali? Quanti scuolabus saranno necessari? Quanti genitori decideranno di continuare ad accompagnare in auto loro figlio? Con quali conseguenze sul traffico della Montefiore?
Tutto questo, inoltre, mal si concilia con i canoni dello sviluppo sostenibile, che indicano la necessità di progettare e localizzare le infrastrutture in modo da ridurre il bisogno di mobilità per i cittadini.
Ricordiamo che sulla Flaminia in meno di 10 chilometri ci sono tre paesi (Riano, Castelnuovo e Morlupo) ognuno con le sue scuole materne, elementari e medie; è difficile capire perché due insediamenti(Castelnuovo Centro urbano e Pontestorto) distanti 10 chilometri, se consideriamo il centro urbano, ma qualche chilometro in più se consideriamo gli insediamenti di Montelungo, Monte Cardeto, Monte Calcara e Monte delle Rose, debbano avere un solo polo scolastico in comune, che seppure può essere vantaggioso per quanto riguarda certe economie di scala nella gestione amministrativa e didattica, risulterà senz’altro più scomodo per i bambini e più oneroso per le famiglie, se si dovrà far conto su un numero maggiore di scuolabus e relativi autisti, per diminuire il disagio di affrontare inaccettabili lunghi percorsi.
Un altro motivo, tutt’altro che secondario, che ci porta a contestare la collocazione di un mega polo scolastico in piena campagna sulla strada “Montefiore”, deriva dall’evidente pericolo che vi vediamo di dare il via all’urbanizzazione e conseguente cementificazione di questa strada ricca di affascinanti panorami agresti, che è dovere di ogni cittadino di Castelnuovo conservare anche al godimento dei propri figli.
Che questo pericolo non sia teorico è dimostrato dal fatto che il Comune per acquisire l’area necessaria di 22 ettari, non ha esitato a concedere al proprietario del terreno la concessione di una lottizzazione per altri 8 ettari contigui. Non è difficile immaginare che se consentiamo questa lottizzazione ne seguiranno altre…….d’altra parte, sappiamo, la richiesta di abitazioni è fortissima, quindi fortissimi sono gli interessi e le “pressioni” in atto per favorirli.
Dobbiamo fare di tutto per bloccare il tentativo di urbanizzare e cementificare la strada Montefiore con la falsa argomentazione, di sociologi “per caso”, che si debba “integrare” Pontestorto !
Una proposta alternativa prevede il mantenimento di due poli scolastici:
uno posizionato in località Vigna Grande, asservito al Centro storico, agli insediamenti viciniori e quelli lungo la via Flaminia; l’altro localizzato baricentricamente fra Pontestorto, Colle del Fagiano e Colle Verde.
Entrambi i centri scolastici saranno vicini a centri residenziali, dai quali, predisponendo appositi percorsi pedonali e ciclabili, sarà possibile il raggiungimento della propria scuola da parte di una gran numero di bambini a piedi o in bicicletta. Questo in linea con i canoni dello sviluppo sostenibile già richiamati.
Questa soluzione va vista anche nel contesto di una nuova visione urbanistica, che pure proponiamo per Castelnuovo e che si può sintetizzare nel motto “un solo Comune, due Centri”, che vede Ponte Storto, non più come amorfa frazione periferica di Castelnuovo, ma come secondo centro urbano che integrato con Colle Verde e Colle del Fagiano avrà un suo autonomo sviluppo economico e sociale che, innescato dall’apertura del casello autostradale, sarà accompagnato da un’adeguata progettazione urbanistica e architettonica degli gli spazi sociali (piazze, giardini ecc.) e dei servizi necessari (scuole, cimitero ecc.), per quella qualità di vita, a cui i concittadini di Pontestorto, Colle Verde e Colle del Fagiano hanno diritto.
Infatti il casello autostradale è prevedibile ed auspicabile che farà esplodere l’economia di Ponte Storto, con il conseguente insediamento di attività commerciali e d’artigianato e quindi con un incremento della popolazione locale, che prevedibilmente nel giro di meno di 10 anni arriverà a rappresentare oltre il 50% della popolazione totale del territorio di Castelnuovo, con oltre 5000 abitanti.
Si prefigura quindi una Castelnuovo “alta”, che gravita sulla “Flaminia”, a ridosso del Parco di Veio dove si dovrebbe dare impulso ad attività agropastorali, turistiche, di artigianato artistico e culturali; ed una Castelnuovo “bassa” (Ponte Storto, Colle Verde, Colle del Fagiano), che gravita sulla “Tiberina”, dove si svilupperanno, prevalentemente, attività commerciali e di grande artigianato.



COMMENTI ALLA VARIANTE GENERALE AL PIANO REGOLATORE DI CASTELNUOVO DI PORTO.


L’attenzione alle tematiche ambientali non può essere relegata solo all’interno delle aree protette ma qualsiasi progetto del territorio, qual’è anche una Variante al Piano Regolatore, deve farsi carico delle esigenze di salvaguardia dell’ambiente.
Una corsa in auto lungo la strada Montefiore, che porta alla frazione di Pontestorto, è uno scorrere continuo di paesaggi mozzafiato e scorci mutevoli fra colline e vallate. Tutto, ancora, fortunatamente, pressocchè integro…. Per quanto ancora?
Nell’immediato dopoguerra Castelnuovo contava circa 1500 abitanti, oggi ne conta oltre 7500, e questo a seguito di una proliferazione di lottizzazioni periferiche, lontane dal centro storico ed una disseminazione di costruzioni unifamiliari sul territorio, che danno purtroppo a Castelnuovo il primato fra i comuni circostanti, nel rapporto occupazione di territorio per abitante.
Questa dispersione urbanistica crea oltre a problemi di coesione sociale, maggiori costi nei servizi comunali (scuolabus, raccolta rifiuti, ecc.), per non parlare di veri e propri pericoli per l’ambiente, se è vero come è vero che la maggior parte degli scarichi delle acque nere viene disperso nel terreno, con immaginabili conseguenze in tema di inquinamento delle falde freatiche.
In linea con la necessità di salvaguardia ambientale, un Piano Regolatore dovrebbe favorire la concentrazione delle volumetrie, perché questo riduce il consumo di suolo e minimizza il costo delle opere di urbanizzazione a rete.
Le strutture per il movimento sul territorio e per i momenti di socializzazione sono rimaste praticamente le stesse di quando Castelnuovo aveva 1500 abitanti: mancano strade adeguate, parcheggi, spazi di riunione aperti e chiusi, come per esempio un teatro cittadino prossimo al centro storico (e non distante 10 km, come avverrà per il cosiddetto Teatro d’Area!) degno di una popolazione residente, sempre più caratterizzata da una forte richiesta culturale e di partecipazione alla vita sociale della città.

Quali risposte dà a queste problematiche la Variante al Piano Regolatore, recentemente adottata dal Consiglio comunale?
In spiccioli eccole qui: viene dato il via ad un ulteriore ampliamento di zone da costruire, un po’ qui un po’ là, senza una chiara evidenza di logica urbanistica, (ma, probabilmente, seguendo altre logiche!), che porteranno ad un’ulteriore disseminazione di case sul territorio; si pianifica qualche parcheggio; si propone un improbabile ed inutile tunnel, insieme ad un’altra improbabile ed inutile strada nella va’ Cesara; si pianifica di “ricucire” la frazione di Pontestorto, con il centro urbano (10km. di distanza!) localizzando un mega polo scolastico (22 ettari!) per le materne, medie ed elementari, circa a metà strada; e a pagamento del terreno necessario si concede al proprietario la lottizzazione di altri 8 ettari di terreno contiguo; in compenso si posiziona il nuovo campo sportivo a ridosso del centro storico dopo aver messo il tribunale nel centro storico stesso.

Che vantaggi ne deriveranno ai castelnovesi ? Alla loro qualità di vita? Quali prospettive di sviluppo socio-economico ed ambientale sono alla base di questa Variante?

Noi non l’abbiamo capito. Abbiamo capito solo che oggi vi è la possibilità di poter costruire praticamente dappertutto, eccetto che nelle zone dove già esistevano precisi vincoli; che la strada Montefiore, diventerà impercorribile, specialmente nelle ore di prima mattina, sia per il prevedibile flusso verso o dal casello autostradale, sia per il flusso di auto verso il tribunale, (è risaputo che il bacino di utenza più numeroso è il comune di Monterotondo!), sia per i numerosi scuolabus che la percorreranno, per raggiungere il mega polo scolastico sia, infine, per il traffico derivante dai nuovi insediamenti, che vi andranno ad incidere.

Ricordate? Per anni il Sindaco ci ha raccontato che non poteva evitare che finti agricoltori, costruissero finte fattorie su aree agricole, perché la L.R. 38/99 che doveva regolamentare la materia era stata sospesa dalla Regione e, quindi, non essendo possibile applicarla, aveva le mani legate.
In effetti la legge era stata sospesa per dare il tempo ai Comuni di determinare, a seconda delle colture interessate, le unità aziendali minime, fissate dalla legge stessa al fine di poter ottenere la concessione di residenze rurali che, aggiunge la norma, non possono, comunque, superare il rapporto di 0,01mq/mq, fino ad un massimo di 300mq per ciascun lotto.
Questo a somiglianza di quanto in altre regioni si è fatto da tempo.
Per fare un esempio esplicativo (preso da internet, ndr.), nel comune di Reggello (FI), le unità aziendali minime agricole sono state fissate in:
A.0,8 ha. per colture ortoflorovivaistiche;
B.3,0 ha. per vigneti e frutteti in coltura specializzata;
C. 4,0 ha. per oliveto in coltura specializzata e seminativo irriguo;
D. 6,0 ha. per colture seminative, seminativo erborato, prato, prato irriguo;
E.30,0 ha. per bosco ad alto fusto, bosco misto, pascolo, pascolo erborato e castagneto da frutto;
F.50,0 ha. per bosco ceduo e pascolo cespugliato.

I nostri amministratori, incredibilmente, non hanno fatto nulla di tutto questo ed oggi nelle zone agricole chi ha 10000 mq di terreno, può continuare indisturbato, secondo la nuova “Variante”, a fare il finto agricoltore e costruirsi la finta fattoria. Nella fretta di accontentare un po’ tutti e raccattare voti a destra e a manca (e non solo per dire !), i nostri amici si sono dimenticati di leggere un altro comma della predetta legge, che avverte che in caso di inadempienza da parte dei Comuni nel definire le unità minime aziendali, la concessione edilizia in terreno agricolo deve essere vincolata ad un lotto minimo di 30000mq.

Il centro urbano di Castelnuovo, fa perno su piazza Vittorio Veneto, praticamente lo stesso centro di quando il paese aveva 1500 abitanti. Oggi, con circa 8000 abitanti, che si avviano a diventare 10000, questo tipo di configurazione urbanistica non è più funzionale, e risulta soffocante per la vita sociale dei cittadini.
A nostro giudizio è necessario trasformare Castelnuovo in un comune pluricentrico ed, in particolare, a noi piace parlare di tre centri urbani operanti da catalizzatori sociali per gli insediamenti vicini: il centro storico, il centro urbano Flaminia e il centro urbano Pontestorto.
Il centro storico, oltre al previsto recupero della Rocca e del palazzetto Paradisi, dovrà essere completato dalla restaurazione della piazza Vittorio Veneto con la costruzione di portici che chiudano il lato nord. La destinazione d’uso della Rocca e del palazzetto Paradisi dovrebbe prevedere rispettivamente la collocazione di scuole di formazione per l’artigianato artistico (propedeutiche alla nascita di botteghe artigianali nel centro storico) e una biblioteca con sale di lettura, sale multimediali, sale per mostre ed esposizioni; la nuova sede del Comune, invece, andrebbe prevista nel bel palazzo, oggi sede della scuola elementare, più capiente del palazzetto Paradisi. Infine la scuola elementare e la scuola materna troverebbero collocazione in nuovi edifici da costruire in località Monte La Pera.
Il centro urbano Flaminia, si formerebbe deviando la Flaminia, ed eliminando così il traffico di scorrimento su questa strada che oggi la rende praticamente inagibile per i pedoni. Questo con la creazione di marciapiedi e l’eliminazione della stazione di servizio creerebbe una piccola zona commerciale godibile dai cittadini. Sarebbe percorsa solo dal traffico locale in quanto anche il traffico verso la Tiberina, verrebbe dirottato su una strada da progettare, che partendo dalle prossimità del Centro Commerciale, congiunge la Flaminia con la strada Montefiore, all’altezza del Monte La Pera.
Il centro urbano Pontestorto dovrebbe essere la parte più qualificante di un piano urbanistico architettonico per Castelnuovo. Infatti a fronte del prevedibile ed auspicabile sviluppo economico e sociale della frazione, che verrà innescato dalla prossima apertura del casello autostradale, si deve pianificarne l’espansione edilizia fra la Tiberina, Colle del Fagiano e Colle Verde, definendone la forma architettonica, le piazze, i portici,…. un proprio cimitero,… una propria scuola ecc. dando, quindi, a Pontestorto una sua fisionomia che lo riscatti da amorfa frazione periferica di Castelnuovo a fiorente centro urbano. Rispondendo così alla richiesta di residenze abitative e commerciali, che viene da Roma, nella logica di concentrare gli insediamenti e salvaguardare l’integrità dell’ambiente circostante. L’ex centro per la protezione civile potrebbe inoltre essere “riciclato” come un’area industriale, pronta da subito, per accogliere aziende commerciali ed artigianali, evitando però ulteriori ampliamenti dell’area, essendo questa in una zona di esondazione del Tevere.
E’ questo secondo noi, il modo giusto di “integrare” Pontestorto e di dare un effettivo beneficio ai suoi abitanti, non creando un megapolo scolastico, che allontanerebbe le scuole materne ed elementari, sia dal centro storico sia dalla frazione, dando il via, per contro, alla urbanizzazione e cementificazione della strada Montefiore, che invece è doveroso per ogni castelnovese far rimanere integra.
L’impatto dell’uomo sull’ambiente è strettamente correlato alla densità abitativa del territorio.
Se oggi siamo sensibili alle questioni ambientali lo siamo perché, in Italia, in Europa, nel mondo siamo cresciuti enormemente in ordine al numero di abitanti. Se in Italia fossimo ancora 25.000.000 come nel 1500, non sentiremmo di certo il problema ambientale.
L’uomo interferisce con l’ambiente principalmente attraverso l’edificazione di case e di strade. Gli insediamenti, specialmente quando sono disordinati ed eterogenei, e non sono regolamentati nell’architettura, nei colori degli intonaci e dei serramenti così come nei materiali da costruzione, da precise norme attuative, che garantiscano l’armonizzazione con il paesaggio e le costruzioni preesistenti, rappresentano vere e proprie ferite all’ambiente, che tutti noi abbiamo sotto gli occhi.

Quindi oltre a chiederci se e dove costruire, è sempre più importante che ci chiediamo come costruire, dandoci dei severi regolamenti attuativi.

Ogni territorio per sue caratteristiche geomorfologiche ha un suo proprio indice di sostenibilità ambientale oltre il quale si ha un decadimento irreversibile delle condizioni ecologiche del territorio stesso.
Vi è un limite oltre il quale non si può andare e raggiunto il quale occorre limitare al massimo nuove costruzioni e pensare piuttosto al miglioramento estetico e funzionale dell’esistente.

Dire di no in politica è sempre difficile, ancor di più in questo campo laddove è ancora diffusa tra la gente la convinzione che avere un pezzo di terra equivale ad avere il diritto di costruirci sopra. Pertanto, i partiti, le associazioni politiche o i sindaci, vogliosi di essere rieletti, finiscono col favorire per motivi elettorali ogni richiesta in tal senso.

Occorre cambiare il modo di amministrare, che non può non avere come presupposto la partecipazione dei cittadini al governo delle trasformazioni, in una nuova ottica di trasparenza nelle scelte con la massima diffusione di diritti e conseguente responsabile assunzione di doveri.

'”Agenda 21” si configura come un’ animazione sociale della comunità, in cui l’ amministrazione locale deve coinvolgere, le forze economiche, gli attori sindacali, sociali ed istituzionali, gli organi
dell'associazionismo e del volontariato operanti sul proprio territorio. Una modificazione profonda, nelle forme e nei modi del governo locale, che supera le impostazioni tradizionali del comando e del controllo per configurare una impostazione integrata e collaborativa, con forti elementi di responsabilità e partecipazione, di tutti i soggetti coinvolti.
Un'”Agenda 21” locale può essere descritta come uno sforzo comune, all'interno di una comunità, per raggiungere il massimo del consenso, e della trasparenza tra tutti gli attori sociali, riguardo la definizione e l'attuazione di un piano di azione ambientale, avendo presenti gli obiettivi primari per uno sviluppo sostenibile del territorio.