COMMENTI ALLA VARIANTE GENERALE AL PIANO REGOLATORE DI CASTELNUOVO DI PORTO.
L’attenzione alle tematiche ambientali non può essere relegata solo all’interno delle aree protette ma qualsiasi progetto del territorio, qual’è anche una Variante al Piano Regolatore, deve farsi carico delle esigenze di salvaguardia dell’ambiente.
Una corsa in auto lungo la strada Montefiore, che porta alla frazione di Pontestorto, è uno scorrere continuo di paesaggi mozzafiato e scorci mutevoli fra colline e vallate. Tutto, ancora, fortunatamente, pressocchè integro…. Per quanto ancora?
Nell’immediato dopoguerra Castelnuovo contava circa 1500 abitanti, oggi ne conta oltre 7500, e questo a seguito di una proliferazione di lottizzazioni periferiche, lontane dal centro storico ed una disseminazione di costruzioni unifamiliari sul territorio, che danno purtroppo a Castelnuovo il primato fra i comuni circostanti, nel rapporto occupazione di territorio per abitante.
Questa dispersione urbanistica crea oltre a problemi di coesione sociale, maggiori costi nei servizi comunali (scuolabus, raccolta rifiuti, ecc.), per non parlare di veri e propri pericoli per l’ambiente, se è vero come è vero che la maggior parte degli scarichi delle acque nere viene disperso nel terreno, con immaginabili conseguenze in tema di inquinamento delle falde freatiche.
In linea con la necessità di salvaguardia ambientale, un Piano Regolatore dovrebbe favorire la concentrazione delle volumetrie, perché questo riduce il consumo di suolo e minimizza il costo delle opere di urbanizzazione a rete.
Le strutture per il movimento sul territorio e per i momenti di socializzazione sono rimaste praticamente le stesse di quando Castelnuovo aveva 1500 abitanti: mancano strade adeguate, parcheggi, spazi di riunione aperti e chiusi, come per esempio un teatro cittadino prossimo al centro storico (e non distante 10 km, come avverrà per il cosiddetto Teatro d’Area!) degno di una popolazione residente, sempre più caratterizzata da una forte richiesta culturale e di partecipazione alla vita sociale della città.
Quali risposte dà a queste problematiche la Variante al Piano Regolatore, recentemente adottata dal Consiglio comunale?
In spiccioli eccole qui: viene dato il via ad un ulteriore ampliamento di zone da costruire, un po’ qui un po’ là, senza una chiara evidenza di logica urbanistica, (ma, probabilmente, seguendo altre logiche!), che porteranno ad un’ulteriore disseminazione di case sul territorio; si pianifica qualche parcheggio; si propone un improbabile ed inutile tunnel, insieme ad un’altra improbabile ed inutile strada nella va’ Cesara; si pianifica di “ricucire” la frazione di Pontestorto, con il centro urbano (10km. di distanza!) localizzando un mega polo scolastico (22 ettari!) per le materne, medie ed elementari, circa a metà strada; e a pagamento del terreno necessario si concede al proprietario la lottizzazione di altri 8 ettari di terreno contiguo; in compenso si posiziona il nuovo campo sportivo a ridosso del centro storico dopo aver messo il tribunale nel centro storico stesso.
Che vantaggi ne deriveranno ai castelnovesi ? Alla loro qualità di vita? Quali prospettive di sviluppo socio-economico ed ambientale sono alla base di questa Variante?
Noi non l’abbiamo capito. Abbiamo capito solo che oggi vi è la possibilità di poter costruire praticamente dappertutto, eccetto che nelle zone dove già esistevano precisi vincoli; che la strada Montefiore, diventerà impercorribile, specialmente nelle ore di prima mattina, sia per il prevedibile flusso verso o dal casello autostradale, sia per il flusso di auto verso il tribunale, (è risaputo che il bacino di utenza più numeroso è il comune di Monterotondo!), sia per i numerosi scuolabus che la percorreranno, per raggiungere il mega polo scolastico sia, infine, per il traffico derivante dai nuovi insediamenti, che vi andranno ad incidere.
Ricordate? Per anni il Sindaco ci ha raccontato che non poteva evitare che finti agricoltori, costruissero finte fattorie su aree agricole, perché la L.R. 38/99 che doveva regolamentare la materia era stata sospesa dalla Regione e, quindi, non essendo possibile applicarla, aveva le mani legate.
In effetti la legge era stata sospesa per dare il tempo ai Comuni di determinare, a seconda delle colture interessate, le unità aziendali minime, fissate dalla legge stessa al fine di poter ottenere la concessione di residenze rurali che, aggiunge la norma, non possono, comunque, superare il rapporto di 0,01mq/mq, fino ad un massimo di 300mq per ciascun lotto.
Questo a somiglianza di quanto in altre regioni si è fatto da tempo.
Per fare un esempio esplicativo (preso da internet, ndr.), nel comune di Reggello (FI), le unità aziendali minime agricole sono state fissate in:
A.0,8 ha. per colture ortoflorovivaistiche;
B.3,0 ha. per vigneti e frutteti in coltura specializzata;
C. 4,0 ha. per oliveto in coltura specializzata e seminativo irriguo;
D. 6,0 ha. per colture seminative, seminativo erborato, prato, prato irriguo;
E.30,0 ha. per bosco ad alto fusto, bosco misto, pascolo, pascolo erborato e castagneto da frutto;
F.50,0 ha. per bosco ceduo e pascolo cespugliato.
I nostri amministratori, incredibilmente, non hanno fatto nulla di tutto questo ed oggi nelle zone agricole chi ha 10000 mq di terreno, può continuare indisturbato, secondo la nuova “Variante”, a fare il finto agricoltore e costruirsi la finta fattoria. Nella fretta di accontentare un po’ tutti e raccattare voti a destra e a manca (e non solo per dire !), i nostri amici si sono dimenticati di leggere un altro comma della predetta legge, che avverte che in caso di inadempienza da parte dei Comuni nel definire le unità minime aziendali, la concessione edilizia in terreno agricolo deve essere vincolata ad un lotto minimo di 30000mq.
Il centro urbano di Castelnuovo, fa perno su piazza Vittorio Veneto, praticamente lo stesso centro di quando il paese aveva 1500 abitanti. Oggi, con circa 8000 abitanti, che si avviano a diventare 10000, questo tipo di configurazione urbanistica non è più funzionale, e risulta soffocante per la vita sociale dei cittadini.
A nostro giudizio è necessario trasformare Castelnuovo in un comune pluricentrico ed, in particolare, a noi piace parlare di tre centri urbani operanti da catalizzatori sociali per gli insediamenti vicini: il centro storico, il centro urbano Flaminia e il centro urbano Pontestorto.
Il centro storico, oltre al previsto recupero della Rocca e del palazzetto Paradisi, dovrà essere completato dalla restaurazione della piazza Vittorio Veneto con la costruzione di portici che chiudano il lato nord. La destinazione d’uso della Rocca e del palazzetto Paradisi dovrebbe prevedere rispettivamente la collocazione di scuole di formazione per l’artigianato artistico (propedeutiche alla nascita di botteghe artigianali nel centro storico) e una biblioteca con sale di lettura, sale multimediali, sale per mostre ed esposizioni; la nuova sede del Comune, invece, andrebbe prevista nel bel palazzo, oggi sede della scuola elementare, più capiente del palazzetto Paradisi. Infine la scuola elementare e la scuola materna troverebbero collocazione in nuovi edifici da costruire in località Monte La Pera.
Il centro urbano Flaminia, si formerebbe deviando la Flaminia, ed eliminando così il traffico di scorrimento su questa strada che oggi la rende praticamente inagibile per i pedoni. Questo con la creazione di marciapiedi e l’eliminazione della stazione di servizio creerebbe una piccola zona commerciale godibile dai cittadini. Sarebbe percorsa solo dal traffico locale in quanto anche il traffico verso la Tiberina, verrebbe dirottato su una strada da progettare, che partendo dalle prossimità del Centro Commerciale, congiunge la Flaminia con la strada Montefiore, all’altezza del Monte La Pera.
Il centro urbano Pontestorto dovrebbe essere la parte più qualificante di un piano urbanistico architettonico per Castelnuovo. Infatti a fronte del prevedibile ed auspicabile sviluppo economico e sociale della frazione, che verrà innescato dalla prossima apertura del casello autostradale, si deve pianificarne l’espansione edilizia fra la Tiberina, Colle del Fagiano e Colle Verde, definendone la forma architettonica, le piazze, i portici,…. un proprio cimitero,… una propria scuola ecc. dando, quindi, a Pontestorto una sua fisionomia che lo riscatti da amorfa frazione periferica di Castelnuovo a fiorente centro urbano. Rispondendo così alla richiesta di residenze abitative e commerciali, che viene da Roma, nella logica di concentrare gli insediamenti e salvaguardare l’integrità dell’ambiente circostante. L’ex centro per la protezione civile potrebbe inoltre essere “riciclato” come un’area industriale, pronta da subito, per accogliere aziende commerciali ed artigianali, evitando però ulteriori ampliamenti dell’area, essendo questa in una zona di esondazione del Tevere.
E’ questo secondo noi, il modo giusto di “integrare” Pontestorto e di dare un effettivo beneficio ai suoi abitanti, non creando un megapolo scolastico, che allontanerebbe le scuole materne ed elementari, sia dal centro storico sia dalla frazione, dando il via, per contro, alla urbanizzazione e cementificazione della strada Montefiore, che invece è doveroso per ogni castelnovese far rimanere integra.
L’impatto dell’uomo sull’ambiente è strettamente correlato alla densità abitativa del territorio.
Se oggi siamo sensibili alle questioni ambientali lo siamo perché, in Italia, in Europa, nel mondo siamo cresciuti enormemente in ordine al numero di abitanti. Se in Italia fossimo ancora 25.000.000 come nel 1500, non sentiremmo di certo il problema ambientale.
L’uomo interferisce con l’ambiente principalmente attraverso l’edificazione di case e di strade. Gli insediamenti, specialmente quando sono disordinati ed eterogenei, e non sono regolamentati nell’architettura, nei colori degli intonaci e dei serramenti così come nei materiali da costruzione, da precise norme attuative, che garantiscano l’armonizzazione con il paesaggio e le costruzioni preesistenti, rappresentano vere e proprie ferite all’ambiente, che tutti noi abbiamo sotto gli occhi.
Quindi oltre a chiederci se e dove costruire, è sempre più importante che ci chiediamo come costruire, dandoci dei severi regolamenti attuativi.
Ogni territorio per sue caratteristiche geomorfologiche ha un suo proprio indice di sostenibilità ambientale oltre il quale si ha un decadimento irreversibile delle condizioni ecologiche del territorio stesso.
Vi è un limite oltre il quale non si può andare e raggiunto il quale occorre limitare al massimo nuove costruzioni e pensare piuttosto al miglioramento estetico e funzionale dell’esistente.
Dire di no in politica è sempre difficile, ancor di più in questo campo laddove è ancora diffusa tra la gente la convinzione che avere un pezzo di terra equivale ad avere il diritto di costruirci sopra. Pertanto, i partiti, le associazioni politiche o i sindaci, vogliosi di essere rieletti, finiscono col favorire per motivi elettorali ogni richiesta in tal senso.
Occorre cambiare il modo di amministrare, che non può non avere come presupposto la partecipazione dei cittadini al governo delle trasformazioni, in una nuova ottica di trasparenza nelle scelte con la massima diffusione di diritti e conseguente responsabile assunzione di doveri.
'”Agenda 21” si configura come un’ animazione sociale della comunità, in cui l’ amministrazione locale deve coinvolgere, le forze economiche, gli attori sindacali, sociali ed istituzionali, gli organi
dell'associazionismo e del volontariato operanti sul proprio territorio. Una modificazione profonda, nelle forme e nei modi del governo locale, che supera le impostazioni tradizionali del comando e del controllo per configurare una impostazione integrata e collaborativa, con forti elementi di responsabilità e partecipazione, di tutti i soggetti coinvolti.
Un'”Agenda 21” locale può essere descritta come uno sforzo comune, all'interno di una comunità, per raggiungere il massimo del consenso, e della trasparenza tra tutti gli attori sociali, riguardo la definizione e l'attuazione di un piano di azione ambientale, avendo presenti gli obiettivi primari per uno sviluppo sostenibile del territorio.