
La democrazia, come sappiamo tutti, ha avuto la sua culla nella Grecia antica dove, nelle polis, per prendere delle decisioni di interesse pubblico, i cittadini si adunavano nell'agorà e votavano, a maggioranza, i provvedimenti da prendere. Questo modo di procedere è l'espressione genuina della democrazia, cioè del governo del popolo, quella che viene chiamata democrazia diretta o democrazia partecipata ma, ovviamente, è attuabile solo in piccole comunità come erano le polis greche.
Quando la comunità è più grande e le problematiche da affrontare più complesse, non è più possibile utilizzare la democrazia diretta, se non in certi casi particolari quando si indìcono consultazioni referendarie. La democrazia diretta viene, allora, sostituita dalla democrazia rappresentativa, cioè si eleggono un certo numero di rappresentanti del popolo, che prenderanno le decisioni in nome di questo.
Il rischio della democrazia rappresentativa è lo scollamento dalla profonda coscienza popolare e la nascita di una vera e propria casta, che dà risposte di governo non sempre allineate alle vere esigenze del popolo, non più partecipe delle decisioni che lo interessano.
Questo è causa di disaffezione verso la politica (quì nel suo senso etimologico di “governo della città”) e di certe reazioni qualunquiste pronte sempre a criticare qualsiasi decisione dei governanti, per partito preso.
Per rimediare a questo, si sono cercate forme di coinvolgimento dei cittadini quale è, ad esempio, Agenda21, dove un forum, a cui possono partecipare associazioni e individui, con l'aiuto di esperti fa l'analisi di una serie di indicatori per identificare le priorità e le attività da mettere in cantiere per uno sviluppo sostenibile del territorio.
Chiunque abbia cercato di avviare un processo di Agenda21 sa quanto questo sia di difficile attuazione e quanto sia importante la presenza di un coordinatore con grandi capacità di motivare e orientare il lavoro del forum e dei gruppi settoriali. Il rischio è che il Comune, che attiva un processo di Agenda21, inserisca come coordinatore e “facilitatori” persone “amiche” più che persone valide per quelle funzioni. Questo fa sì che, o non si producano risultati, o che questi risultati siano addomesticati, in linea cioè con l'orientamento già deciso dalla “casta” al governo.
In questo caso ovviamente siamo di fronte ad una pura operazione di immagine, che tende a mostrare un'Amministrazione attenta a confrontarsi con la popolazione, ma in realtà interessata a non infastidire i soliti comitati d'affari in grado di portare i voti che servono a farsi eleggere.
Non so se questa sia la realtà di Castelnuovo di Porto, è però di tutta evidenza che il processo di Agenda21, iniziato circa tre anni fa, finora non ha prodotto alcun risultato, e mi sarei meravigliato del contrario, vista la scarsa pubblicità data ad un evento che dovrebbe basare il suo successo sulla più larga partecipazione popolare possibile. Credo che, ancora oggi, il 95% della popolazione castelnovese, e sono ottimista, non sappia neanche cosa sia Agenda21!
Quindi, uno strumento di democrazia partecipata, che in molte realtà italiane ha prodotto ottimi frutti, a Castelnuovo, mi sembra un dato di fatto, è avviato al fallimento.
Come sappiamo, la giunta Lucchese, si è divisa sulla variante al PRG. Alla fine questa, giudicata inadeguata per lo sviluppo del paese, alla vigilia del suo inoltro alla Regione, è stata revocata con un voto che ha visto sulle stesse posizioni parte della maggioranza e l'intera Opposizione. Nella stessa delibera che revocava la Variante è stato deciso di costituire una Commissione, in cui sono rappresentati tutti i gruppi in cui oggi è diviso il Consiglio comunale, con il compito, da portare a termine entro il 30 Aprile prossimo, di produrre un documento che definisca le linee guida del nuovo Piano Urbanistico Comunale.
Affiancheranno la Commissione tre tecnici urbanisti indicati dalla Regione, dalla Provincia e dall'Università “La Sapienza”.
La Commissione opererà tenendo conto delle modalità e delle direttive indicate nella legge regionale n°38 del 1999.
In particolare, forse per la prima volta nella nostra Regione, si tenta di disegnare un piano regolatore, con sedute pubbliche, interagendo con associazioni e cittadini interessati ad illustrare le esigenze e le priorità, che un futuro piano urbanistico dovrebbe soddisfare.
Questa è un'altra occasione di democrazia partecipata che noi cittadini abbiamo la possibilità di utilizzare a Castelnuovo, dopo l'esperienza deludente di Agenda21.
Certo, questo tipo di democrazia è impegnativa, ci chiede di pensare, di ascoltare, di farci delle idee, di esporle, di difenderle: siamo pronti per questo?
In caso contrario torneranno a prevalere gli interessi nascosti, le decisioni prese nel chiuso di conventicole di comitati d'affari, e dovremo subire il ritorno della politica in cerca di voti di scambio e dei maestri del “ a Fra' che te serve?”.
E non dovremo più lamentarci!

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