COLPO GOBBO DEL SINDACO LUCCHESE AL GIGANTE BUONO



I Comuni a nord di Roma lungo la consolare Flaminia, da Sacrofano a Rignano Flaminio, passando per Riano, Castelnuovo di Porto e Morlupo, negli ultimi vent'anni sono stati investiti da una forte ondata migratoria, che ha portato molti romani a venire a vivere sulle dolci e verdi colline della zona, sospinti oltre che dall'amore per la campagna anche dai minori costi delle case rispetto a Roma.
Paesi che nel dopoguerra ospitavano 1500-2000 abitanti, oggi contano oltre 8000 residenti ed il trend di crescita non accenna a fermarsi.
Sono immaginabili le problematiche sociali e urbanistiche che un fenomeno di questa portata ha generato e che non sempre (anzi, quasi mai !) le amministrazioni locali hanno saputo gestire correttamente con strumenti (leggi Piani Regolatori) adeguati. I forti interessi economici dei proprietari di terreni e dei costruttori si scontravano, quasi sempre prevalendo, con le esigenze di una progettazione urbanistica che rispondesse, solo, ad una visione condivisa di sviluppo strategico ed armonico del territorio, oltreché sostenibile.
Per questa ragione le lotte politiche locali hanno trovato e trovano il terreno di più acceso scontro su queste tematiche.
L'attuale maggioranza politica a Castelnuovo di Porto, capeggiata dal sindaco Massimo Lucchese, è accusata dall'Opposizione di aver usato, in periodo elettorale, la Variante al piano regolatore generale come esca per fare pesca grossa fra gli elettori. Se è vero, dobbiamo dire che la cosa riuscì perfettamente, visto che vinse con oltre il 60% di voti !
Oltre a Lucchese, che in quanto a capacità istrionica di convinzione non è secondo a nessuno, chi si distinse nel promuovere fra i compaesani i vantaggi della Variante fu il gigante buono, che pazientemente, con l'immancabile mezzo toscano fra le labbra, ascoltava fino alla nausea i problemi e le aspettative dei compaesani. Infatti ad elezioni vinte, fu premiato dal sindaco, per il suo attivismo e per i voti raccolti, con la delega per l'assessorato all'urbanistica. Quando si dice l'uomo giusto al posto giusto!
Certo quella Variante prestava il fianco a molte critiche, a partire dalla evidente assenza di una visione di sviluppo strategico del paese. Infatti, ci si limitava ad estendere a macchia d'olio le esistenti zone abitate, accentuando l'errore urbanistico originario che, negli anni, ha fatto di Castelnuovo un arcipelago di centri residenziali, lontani fra di loro e dal centro storico, senza tentare una minima azione di “ricucitura”.
Una Variante che prevedeva di costruire l'asilo e la scuola elementare lontana da ogni centro abitato, in mezzo alla campagna, lo stadio vicino al centro storico, la zona industriale nell'area di esondazione del Tevere senza dare, peraltro, risposte alle gravi problematiche urbanistiche della frazione di Ponte Storto, posta sulla Tiberina, 10 chilometri dal centro storico di Castelnuovo, e con grandi prospettive di sviluppo, vista la vicinanza con il costruendo casello autostradale.
Il problema è che tutti quelli che sono stati gratificati dalla Variante e che hanno visto i loro terreni agricoli diventare edificabili, con tutti i conseguenti vantaggi economici, rischiano di rimanere, per così dire, a bocca asciutta perché a tutt'oggi, a ridosso della fine del mandato ( la prossima Primavera ci saranno le nuove elezioni amministrative!), la Variante non ha ancora terminato il suo iter burocratico e, quindi, non è pronta per essere inviata alla Regione per la necessaria approvazione finale. Se entro il prossimo dicembre non sarà stata inviata, secondo la legge, scadrà irrevocabilmente, essendo trascorsi cinque anni dalla sua adozione.
Il Consiglio Comunale ha dovuto discutere e votare su centinaia di “osservazioni alla Variante” proposte da organizzazioni ambientaliste, partiti e cittadini. Ci sono ancora alcune “osservazioni” da sottoporre al Consiglio comunale e solo dopo che questo si sarà pronunciato sulle stesse , la Variante insieme a tutte le “osservazioni” discusse potrà essere inoltrata alla Regione.
Il gigante buono è sulle spine e lo possiamo capire. Come abbiamo visto si è speso con grande generosità e ora deve dare politicamente conto delle aspettative che, involontariamente, aveva fatto nascere in molti paesani. Ma, incredibilmente, ha trovato un ostacolo sulla sua strada: il sindaco.
E già! Sembra che Lucchese abbia avuto un ripensamento e non crede più che la Variante adottata sia la soluzione giusta per le problematiche di crescita di Castelnuovo di Porto, anzi oggi la considera completamente inadeguata per lo sviluppo locale.
E alla richiesta di convocazione del Consiglio comunale, fatta dal gigante buono e da altri quattro assessori per decidere, in fretta, sulle ultime “osservazioni”, ha risposto secco che pur di non assumersi la responsabilità morale di questa Variante è pronto alle dimissioni e, quindi, a mandare a casa tutto il Consiglio comunale!
L'Opposizione si domanda quali siano le vere motivazioni che stanno dietro una così improvvisa conversione del sindaco ma esterna la propria soddisfazione nel vedere affossata la Variante che ha sempre combattuta.
Il sindaco è alla fine del suo secondo e ultimo mandato e, probabilmente, questo che si accinge a compiere è l'unico atto, del suo lungo governo del paese, per cui sarà ricordato in futuro con particolare riconoscenza dai castelnovesi. Probabilmente troverà conforto per la sua coraggiosa decisione nei propri studi di filosofia e, particolarmente, in quelli sull'etica della responsabilità del suo amato Weber.
Ma il povero gigante buono a che filosofo potrà ispirarsi per difendersi dall'ira dei compaesani delusi? A Seneca?

QUEL TRENO PER...............ROMA



La ferrovia corre lungo la strada, sulla sinistra, rasentandola per alcuni tratti. Poi scompare alla vista, nascosta da un rilievo collinare, che rispettosamente aggira, allontanandosi nella campagna.
Ora, eccola di nuovo, scorrere accanto alla strada ma, questa volta, la troviamo alla nostra destra.
Molti di voi avranno sicuramente riconosciuto la strada Flaminia e la ferrovia locale Roma-Viterbo, che l'affianca per buona parte del percorso.
Sacrofano, Riano, Castelnuovo di Porto, Morlupo, Magliano, Rignano Flaminio, sono alcune delle stazioni i cui nomi rievocano i paesi collegati. Tutti paesi che negli ultimi vent'anni hanno visto un eccezionale incremento della popolazione. Una grande migrazione i cui protagonisti sono stati, in massima parte, gli abitanti di Roma che lasciavano la invivibile periferia o l'affollato centro romano per un ambiente più verde e più a misura d'uomo.
Certo, il lavoro continuava ad essere a Roma e si era coscienti di dover affrontare un viaggio per raggiungere l'ufficio ma, si diceva, la Flaminia è una strada scorrevole e, poi....c'è anche la ferrovia che ti porta dritto al centro di Roma e... “fra qualche anno diventerà una metropolitana di superficie”.
Anno dopo anno, la situazione è venuta cambiando sempre più e sempre in peggio. Oggi, nelle ore di punta, migliaia di auto percorrono la Flaminia. Il viaggio in auto, per raggiungere l'ufficio, è diventato insopportabilmente lungo. Qualcuno ha provato ad andare in treno, ma neanche a parlarne! Poche corse e vagoni scomodi e affollatissimi !
Sì perchè nonostante siano almeno vent'anni che se ne continui a parlare, la nostra ferrovia non è diventata metropolitana se non limitatamente al tratto urbano da piazzale Flaminio a Prima Porta
Eppure per chi abita a nord di Roma nell'area che gravita intorno alla Flaminia, oggi, la ferrovia dovrebbe essere la scelta obbligata per raggiungere il posto di lavoro, l'università o il liceo a Roma.
Sia per motivi economici, sia per motivi ambientali.
I motivi economici li viviamo tutti e si aggravano giorno dopo giorno. Il gasolio e la benzina hanno raggiunto il prezzo che sappiamo e andare, oggi, in ufficio con l'auto è diventata una spesa insostenibile per la maggior parte di noi.
I motivi ambientali ce li ricordano i “media” un giorno sì e l'altro pure. Sentiamo parlare di “emissioni di ciodue” ad ogni piè sospinto. I nostri giornali sono pieni di articoli sul trattato di Kyoto e sugli impegni, anche del nostro governo, ad abbattere queste “emissioni”, con notevoli costi da affrontare da parte delle industrie manifatturiere e della comunità tutta.
Personalmente non sono convinto che i cambiamenti climatici dipendano dalle emissioni di anidride carbonica nell'atmosfera, ma visto che la grande maggioranza degli “opinion makers” ne sembrano convinti, mi aspetto meno terrorismo mediatico e più decisioni coerenti.
E, allora? Abbiamo la fortuna di trovarci una ferrovia bell'e fatta; si potrebbe far lasciare l'auto a casa a qualche migliaio di persone; si potrebbe eliminare l'emissione nell'atmosfera dei gas di scarico di migliaia di auto (con relativa anidride carbonica insieme ad altri composti non propriamente salubri!); si potrebbe risolvere il problema delle code in auto sulla Flaminia; si potrebbe alleviare il traffico di Roma, nelle ore di punta, eliminando qualche migliaio di auto alla ricerca frenetica di posteggio (il sindaco Alemanno prenda nota!).
Si potrebbe tutto questo ed i nostri amati amministratori, dopo oltre vent'anni sono, ancora, alle chiacchiere?
Per anni si è parlato di una ferrovia, che era stata costruita male: piena di curve e, ancor peggio, con un solo binario.
Si richiedeva, si diceva, un grosso investimento finanziario per raddoppiare il binario e modificare il tracciato per renderlo adatto ad essere percorso dai treni veloci di una metropolitana.
Oggi la nuova tecnologia, detta a “pendolino”, con cui sono costruiti i treni, può ovviare tranquillamente ai problemi di percorso e la gestione computerizzata del traffico rende possibile limitare la necessità del doppio binario solo alle stazioni, dove i treni a direzioni opposte si danno il cambio.
E, allora? Il doppio binario nelle stazioni c'è già. I treni, a “pendolino”, basta acquistarli nel numero necessario. Cosa manca? Sembra che l'attuale rete elettrica non è in grado di supportare il maggiore traffico di treni richiesto e, pertanto, dovrà essere potenziata.
Benedetti politici, per questo, quanti anni ancora dovremo aspettare?

Nota a margine. Insieme al potenziamento della rete elettrica, sarà buono e giusto dotare ogni stazione di un parcheggio di scambio e assicurare l'accesso, in sicurezza, alla stazione, da entrambi i lati della ferrovia, con passerelle pedonali aeree o con sottopassi. Infrastrutture che, oggi, non sempre sono presenti e questo è motivo di ulteriori disagi per gli utenti.