In memoria di Lucia Sanna.
Lucia Sanna ci ha lasciato. Io l'ho saputo solo giorni dopo a funerali fatti. E di questo ho grande rammarico. Avrei voluto rendere omaggio a una persona eccezionale, ad una Italiana eccezionale. Abitava a Monte Calcara e frequentemente la vedevo sulla sua Panda celeste, sempre indaffarata. L'avevo conosciuta qualche anno fa e mi aveva reso partecipe di suoi ricordi e di suoi documenti. Voleva che gli altri conoscessero altre verità, rispetto a quelle strombazzate dall'ipocrisia ufficiale. Suo fratello aveva militato nella “Decima”, nella Repubblica Sociale. Alla fine della guerra, a Torino, smessa la divisa, fu avvicinato, com'era avvenuto per altri suoi commilitoni, da partigiani comunisti, che gli proponevano di unirsi a loro. Una vera e propria richiesta di abiura per abbracciare una nuova “fede”. Oggi sappiamo che c'era un vero e proprio piano per l'eliminazione fisica, sistematica, di tutti i potenziali oppositori dei comunisti.
Dopo averne parlato con sua sorella decise di rifiutare l'offerta. La stessa integrità morale e lo stesso amor di Patria, che gli aveva fatto scegliere di combattere dalla parte della Repubblica Sociale, ora gli faceva rifiutare una comoda “riabilitazione” da parte di una banda di criminali.
Dopo alcuni giorni sparì.......... e solo molto tempo dopo, Lucia Sanna riuscì a rintracciarne il corpo fra i tanti assassinati durante e dopo le “radiose” giornate della “Liberazione”, che noi continuiamo a festeggiare il 25 Aprile.
In ricordo di Lucia Sanna, trascrivo alcuni brani dello straziante racconto, che rievoca le tragiche peripezie vissute per rintracciare la salma del fratello, e tre poesie: due scritte da lei stessa in commemorazione del congiunto, la terza scritta in suo onore da un
Davide Lajolo, suo conoscente, che da fascista convinto era in procinto di approdare, nella continua "ricerca di miti", nel Partito Comunista Italiano.
Lucia Sanna ricorda……
Cimitero di Torino ! Campo F ! campo dei fascisti……degli assassinati !
Da un angolo del campo con angoscia, in una ormai lontana mattina del Novembre 1945, guardavo le centinaia di fosse allineate, fosse senza nome, cumuli informi e spogli, che nella nebbia assumevano un aspetto di desolante abbandono.
Ero disperata. Dopo mesi di alternanti speranze e sconforti, di ricerche presso tutti i comandi partigiani ed alleati, avevo saputo che mai più mio Fratello sarebbe tornato tra di noi: lo avevano fucilato il 29 Aprile ad un angolo di strada della città.
Infreddolite le membra ed il cuore, immobile, quasi affascinata, guardavo quei cartellini su di ogni tumulo: "sconosciuto", "n.n." …
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I miei occhi erano spalancati e senza lacrime. Le avevo piante tutte le mie lacrime, unicamente sentivo la pena di vivere, di ricordare……..di vedere!
Dopo tanti mesi si era riusciti ad ottenere il permesso di riesumazione delle salme onde trovare qualche indizio per il loro riconoscimento. Mani amorose di sorelle e di madri alla ricerca dei loro cari, se ne assunsero l'incarico. Ogni mattina qualche fossa veniva aperta, cercato tra i poveri resti qualcosa che potesse permettere ad una madre di dire: "E' mio figlio".
Il segno veniva raccolto, veniva compilato un cartellino con l'indicazione della fossa….Silenziosa opera d'amore che non ha avuto altro elogio che la benedizione di coloro che hanno ritrovato un corpo adorato, hanno avuto una tomba su cui pregare.
Quella mattina ero andata pur'io al cimitero per assistere alla riesumazione, per cercare le spoglie di mio Fratello. Mi si avvicinò il custode e forse gli fece pena il mio viso stirato nello sforzo di essere forte e mi disse: "L'accompagno ove sono custoditi i cartellini delle fosse già aperte, chissà che non trovi tra di essi…….eviterà di assistere all'esumazione…"
Attraversammo il cimitero in silenzio, passammo nel campo ove erano i busti dei martiri della rivoluzione…..non c'erano più……una striscia nuda di terra…….dei pezzi di pietra……più in là c'è la tomba d'un ragazzo, d'un Balilla….la brina gelata al pallido raggio del sole gli dava come brividi di vita, sembrava avesse il viso bagnato di lacrime.
Oltre la camera mortuaria mi trovai in locali interni del cimitero di fronte alla porta d'uno stanzino. Aprii la porta con trepidazione ed entrai. Un locale di pochi metri quadrati, lungo i tre lati delle scansie di legno grezzo, alla rinfusa centinaia di pacchetti e buste dalle quali spuntava, qua un brano di stoffa lacera, là un angolo slabbrato di fotografia, una lettera ingiallita……
Non riuscivo ad alzare un braccio, a muovere un passo verso le scansie.
Ecco che cosa restava di centinaia di esistenze!
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Ed io cominciai il triste spoglio. Dapprima con ansia febbrile e poi sempre più piano.
Ogni tanto mi fermavo…….mi pareva di non poter più continuare…….ma erano attimi….tornate le forze ricominciavo……Quanti erano, mio Dio, quanti!
Ricordo che ad un cartellino era allegata una fotografia sbiadita di donna. Un volto giovane di donna bruna, forse la sposa, forse la fidanzata, forse l'amante; un volto sbiadito che aveva assunto un'espressione di sognante accorata dolcezza, di struggente tenerezza. Forse era stato lo sguardo che la donna ebbe nel salutare il suo uomo quel lontano giorno in cui partì per la guerra. Il soldato lo tenne chiuso nel cuore e lo fissò nella fotografia nell'ultimo appassionato sguardo dato prima di cadere. Dove sei donna della fotografia? Forse sei ancora in attesa, non sai arrenderti……oh vorrei stringerti tra le braccia e piangere con te.
Accanto ad un altro cartellino vi era un unico bottone e una mostrina tedesca. E' poco per riconoscere un uomo, troppo poco…..nessuno potrà mai dire chi è che aveva portato quella divisa!
"Italia bella, tutto bello, cielo, mare……..ma Germania mia terra!" Aveva gli occhi lucidi di pianto R…. quando parlava della sua terra, a tutti faceva vedere con orgoglio le fotografie della sua donna, della sua bimba bionda, della sua casa che s'era costruita da sé. Quanta nostalgia in lui. Faceva servizio allo scalo merci della stazione, con tutti parlava del suo ritorno e se qualcuno gli chiedeva mai perché facesse la guerra, lo guardava con meraviglia e diceva: Germania! Dovere! Un giorno giunse al Comando una comunicazione, in un bombardamento la sua casa era stata distrutta, i corpi della moglie e della bimba non erano più stati trovati! Per giorni ebbe negli occhi una luce di folle dolore, assunsero una fissità che spaventava. Ed ancora disse: Germania! Dovere!……poi aggiunse "non voler più tornare in Germania!”………..fu ucciso.
Con nella palma della mano il bottone, pensai a lui…..a R…..
Altre buste aprii…………e mi fermai ancora: una carta d'identità, un volto di bimba felice ed aperto. Partì alla conquista di un sogno. Crocerossina!!! Quando scoppiò la guerra era troppo giovane, una bimba, che rimandarono a giocare con le bambole, ma appena compì diciotto anni nulla più la trattenne. Poco durò il suo sogno! Fu stroncato all'angolo d'una via, fu insozzato da volgari insulti. Volevano tu chiedessi perdono! Ma di che, mio Dio? Iddio perdoni a loro per ciò che hanno fatto!! Ricordi la nostra canzone? Chissà quante volte, forse, la cantammo insieme:
" E fatte un giorno donne, diventerem sorelle!"
Sorella, sul ciglio della strada, non è molto, trovai una rondine, ( ci chiamavan "rondinelle" rammenti?) dei ragazzacci l'avevano uccisa a sassate. Negli occhi le era rimasta l'angosciosa domanda che avevano i tuoi: "Perché?"
Tremavano troppo le mie mani, più non riuscivo ad aprire le buste.
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Aprii tante altre buste ancora, tanti altri pacchetti………nulla!
Man mano rallentavo il ritmo della ricerca: Brani di divisa, di abiti da donna e da uomo si susseguirono…………..qualcuno mi fece fare un tuffo al cuore ma…………nulla.
Forse quel pezzo di giacca nera e sdrucita era di quel padre che venuto a cercare il corpo del figlio, trovatolo fra cento, cadde in un ultimo frenetico abbraccio perché osò protestare contro l'infamia commessa verso un ragazzo……….e quell'altro, forse, era un pezzo dell'abito di quell'anziano signore, che fu assassinato in un viale poiché un qualsiasi scamiciato energumeno, ubriaco, lanciò contro di lui la terribile accusa: "e' un fascista!"……e questa è la fotografia di una Mamma: sporca di sangue e terriccio quasi non si poteva vedere ne distinguere il volto, i capelli bianchi e l'atteggiamento stanco delle labbra era tutto ciò che era rimasto…….ma lo sguardo, lo indovinavo, conteneva le stesse strazianti domande che leggevo in tanti altri occhi: "che ti hanno fatto, Figlio?…."
Altre buste, altri pacchetti…..altre lacrime che non riuscivo a piangere ed enormemente pesavano sulle mie ciglia.
Non riuscivo a trovare nulla…….ormai ero alla fine, girai attorno lo sguardo come in un ultimo saluto ed alzai gli occhi all'ultimo piano delle scansie……..in un angolo era un cartellino rivoltato al rovescio ed attaccati ad esso con una clip alcuni brani di stoffa……guardai con occhi sbarrati, affascinati….non l'avevo ancora toccato ma già il mio cuore sapeva.
Piano alzai il braccio, lo presi: un pezzo d'abito spiegato grigio e bianco, un pezzetto dell'inconfondibile cravatta…….quando lessi: "Campo F, fossa n. 6" mi salì alle labbra un urlo….e poi non ricordo più nulla.
Più tardi mi ritrovai all'aperto con stretto nel pugno il cartellino………e finalmente piansi.
Volli andare subito a trovarlo, aprirono la fossa per il riconoscimento…….dovettero portarmi via a forza urlante ed incosciente. Rimase un suo amico. Era lui senza alcun dubbio. Giaceva con le braccia incrociate sul petto squarciato. La fronte era ancora bianca e distesa sotto il ciuffo dei neri capelli!!!
Ero stata fortunata, potevo tornare a casa e dire alla mamma: "L'abbiamo ritrovato, sappiamo dov'è seppellito. Pensa quante altre Mamme non lo sapranno mai!"
Lucia Sanna.
29 aprile 1955
In gola ho un nodo di pianto
nel cuore un immenso rimpianto
del tuo sorriso amato!
Quanto tempo è passato!
Dieci lunghi, brevissimi anni,
la vita con tormenti ed inganni,
ci ha tutti invecchiati,
i capelli di Mamma sono imbiancati
e tu, giovane sempre, dalla cornice
sorridi al tuo ideale, felice!
Un vile ti ha tolto la vita,
la morte, t'ha dato giovinezza infinita!
Sommessamente stasera
la nostra bella preghiera
salirà in alto nei cieli
imitata da cuori fedeli,
culminerà in un coro potente,
nel nostro appello “Presente”.
Lucia Sanna
29 Aprile 1989
Sono passati gli anni.
Quanti?
Tanti!
Il dolore è sempre uguale!
Come in quei giorni lontani
un'angoscia mortale
mi opprime.
Ma ora so che avevamo ragione,
Tu sei morto per un ideale
che non hai visto sporcare.
In noi è rimasto il rimpianto
di giovinezza perduta,
di esaltanti sentimenti,
di anni splendenti
di un passato irripetibile.
Le generazioni dopo di noi
questo non l'hanno avuto.
Siamo stati fortunati.
Lucia Sanna
Per una italiana
Sui neri occhi l'illusione s'inquieta
per il mondo cattivo e la vita vera
ti urge dentro, né sai l'amarezza
della disperazione solitaria;
così tra i capelli s'attorce la tua
dura volontà di essere viva
e di credere ancora.
Nel lento migrare il tuo sguardo
ripugna vergini panorami
d'antiche età e nella pupilla
riposa l'ansia.
Neppure il tuo nome, né di te il cuore
conosco ma ti so forte anche se spesso
nel viso assonnato t'ho scoperta
bambina.
Arido ho dentro il sangue e la mia
poesia si sfibra in scabra ricerca
di miti e scavo dentro una ad una
le parole essenziali.
Mi sento amarissimo e la mia forza
di soldato si è vinta ed il mio
ardore d'uomo e l'umanità.
Sola è rimasta la pena d'esistere
lenta come l'esilio.
Ascolta questo canto, per il bagliore
dei tuoi occhi illuminati.
Davide Lajolo